L’addio di Re Magno, che cosa è stato per il Nuoto

Non poteva che essere dedicato a lui il nostro primo articolo sul nostro nuovo Blog Ufficiale, ci togliamo quindi la veste goliardica che ci contraddistingue e per un attimo proviamo a fare i seri, poi dopo torniamo a sparare cazzate, promesso. Dopo quello che è successo in queste giornate di gare e il suo addio definitivo al mondo del Nuoto ci sembra doveroso dedicare il primo articolo, come inizio di una nuova era per Nuotatori Brutti, a lui che un’era l’ha appena conclusa, Re Magno, il Capitano.
Non parleremo di Filippo Magnini come un insieme di numeri e risultati, però. I numeri lo offendono, i numeri non rendono giustizia a ciò che Filippo era per il Nuoto. Tutti sappiamo ciò che ha vinto, gli ori di Montreal e Melbourne sono fiori bellissimi subito ammirabili quando si pensa a Filippo Magnini, ma in pochi hanno visto ciò che era nascosto nelle dietrovie, nel terreno, e che era il vero motivo di tutte quelle vittorie che l’hanno incoronato Re. Era sempre il primo a buttarsi in acqua, ad ogni riscaldamento, che avesse 16 anni o 34; quella costante e maniacale professionalità che lo sguardo traspariva, mentre i giovani scherzavano sul bordo vasca e perdevano tempo, lui lì a dare l’esempio, a far vedere a tutti cosa significasse essere un campione prima ancora di vincere qualcosa. È la radice che sta alla base di tutte le vittorie, e Filippo ce l’aveva. Per ventisette anni l’ha coltivata. Mai un passo falso, una parola fuori posto, un comportamento scorretto. Un po’ sborone forse, ma perdonateglielo se per tutta una vita si ha la volontà di lavorare e sacrificarsi per una passione e questa dà eccellenti risultati infine. Per ventisette anni un esempio da imitare. Questo è il motivo per il quale Filippo ha continuato a nuotare per così tanto, oltre alla difficoltà di lasciare una passione che ha amato e che gli ha dato eccellenti soddisfazioni, aveva letto il bisogno che aveva il Nuoto italiano di un Capitano che desse l’esempio ai più giovani, che spiegasse col comportamento cosa volesse dire essere un vincente. Vedendo come è cresciuto il Nuoto Italiano giovanile possiamo dire che forse è anche un po’ merito suo, e speriamo che Luca Dotto, al quale ha passato il testimone di Capitano della Nazionale, sappia fare altrettanto.
Auguri per la vita Filippo, e Grazie per tutto ciò che hai dato al Nuoto e a noi, te ne saremo sempre grati. #ReMagno

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