Otto anni fa Cesar Cielo scriveva il suo nome nella storia del Nuoto e del Brasile.

18 dicembre 2009.
Si respira un’aria strana nel mondo. Sono gli ultimi giorni del primo decennio del nuovo millennio, siamo vicini al Natale, è tempo di riposo, quel periodo dell’anno in cui si smette di fare ciò che è necessario e si tirano le somme dell’anno passato.
Per il mondo del Nuoto il 2009 è stato l’anno dei record. Grazie all’avvento dell’avanguardista tecnologia dei Super Costumoni quasi tutti i primati mondiali sono caduti, anche quelli più impensabili. Vengono sfondati muri che si pensava infrangibili. Un ragazzo dalla faccia gentile, uno di quelli da cui non puoi aspettarti niente se non bontà e timidezza, ai mondiali di Roma abbatte per la prima volta il muro dei 47 secondi ai 100 stile, firmando 46 91. Record tutt’oggi imbattuto e considerato inarrivabile da chiunque. Da Roma quel giovane col volto amichevole si porterà a casa due ori, un solo record del mondo però. Ai 50 stile si ferma a poco meno di due decimi.
Il 18 dicembre del 2009 a San Paolo, Brasile, si disputano i campionati nazionali. È una manifestazione che gode di un attenzione insolita, sopratutto una gara, la gara di quel ragazzo dal volto timido e gentile. Il perchè è semplice: la FINA ha comunicato che dal primo dicembre del 2010 non si potrà più gareggiare con i Super Costumoni, è quindi quella gara l’ultima opportunità di vedere un altro record del mondo vestire la bandiera verdeoro.
Sono le 4 del pomeriggio e nella vasca di San Paolo e tutto intorno c’è un’aria quasi surreale e contemplativa. La prima gara in programma sono i 50 Stile. Dietro a ognuno dei blocchi di partenza c’è il rispettivo atleta finalista che in quel momento sta ricercando la massima concentrazione, il pubblico intero però ha gli occhi fissi sulla corsia centrale. Dietro il numero 4 c’è il nostro ragazzo, il grigio costume e la cuffia nera. Si tocca la testa, sistema il lattice, gli occhialini, guarda la vasca.

Tre fischi. Un fischio lungo.

Il ragazzo sale sul blocco. Posiziona il piede sull’aletta.

A posto. Via.

Il ragazzo esplode. Esce dalla breve subacquea davanti a tutti, e poi spinge, spinge, spinge e tutt’intorno è silenzio e fiato sospeso e c’è tutta la tribuna e ogni brasiliano a spingerlo e a nuotare insieme a lui. Alla fine tocca.

20 91.

WR.

Gioia, pazza gioia. Il ragazzo sale sul blocco e urla e inarca la schiena e stringe i muscoli e urla forte e tutto lo stadio lo acclama e lo applaude. C’è tutta l’essenza del nuoto in questo gesto.
Otto anni fa un ragazzo di Santa Barbara d’Oeste scriveva ancora una volta il proprio nome nella storia.
Qual era?
Cesar Cielo Filho.
Il più grande nuotatore brasiliano.

 

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