8 TIPI DI ATLETI CHE TROVI IN BATTERIA.

Il DJ.

Non importa se vi trovate in finale agli assoluti o alla gara di ferragosto del campeggio “I Tre Granchi” in provincia di Massa Carrara, lui sarà sempre lì: seduto in disparte ad un angolo della camera di chiamata con gli occhi chiusi a richiamare la più alta concentrazione possibile e l’ultimo paio di ‘Beats by Dr.Dre’ da CINQUECENTOSETTANTA euro alle orecchie. E poco importa se poi in vasca stampa un 32 nel 50 stile e chiude la batteria a 4 secondi dal penultimo, all’ingresso sul bordo vasca ci siamo emozionati perché ci è sembrato per un attimo di rivedere Phelps nei 100 delfino a Roma, e commuovere il suo pubblico è tutto ciò che al nostro DJ interessa. E poi diciamocelo, presentarsi con le cuffie in camera di chiamata fa figo.

Il Credente.

Ha saltato un mese intero all’inizio dell’anno per una verruca del diametro di 6 micron spuntata sul mignolino del piede. Dal giorno in cui è rientrato si è allenato tre volte a settimana per tre mesi, saltando sempre gli allenamenti di Soglia e Tolleranza e presentandosi solo quando c’era da fare partenze e virate. Non sa cosa siano la palestra e i doppi mattutini, ma a lui non frega niente perché tanto ha un’arma segreta.

Tre fischi del giudice, il Credente schianta un piede sul blocco, tiene la testa china e con l’indice della mano destra si fa il segno della croce, condendo il tutto con un bacio sul dito rivolto al cielo. Tu che non hai mai saltato un allenamento e ti sei spaccato il culo in ogni occasione lo sbeffeggi prima di partire, ma quando ti sorpassa a velocità doppia nell’ultima vasca del 200 delfino lo stesso Dio che lui ha pregato prima di partire si presenta adesso davanti a te e no, non è contento per come lo stai chiamando.

C’è poco da fare, il Credente gode di aiuti soprannaturali, ma nel dubbio una capatina in chiesa prima degli Italiani potresti farla, non si sa mai.

Il Nicolò Martinenghi.

Sono tre mesi e mezzo che state caricando. Tu e i tuoi compagni siete distrutti, vi svegliate tutti i giorni alle 5 e mezza per i doppi e vi addormentate alle 20 30 finiti dalla stanchezza. Tutti sanno che le gare nel week end saranno la più grande tragedia della storia roba che Shakespeare levati che qui piangiamo tutti. In camera di chiamata c’è un’atmosfera che la Grande Depressione americana del 1929 sembra la festa di compleanno di Fedez al confronto e tutti stanno cercando di capire quanto peggioreranno dal loro migliore (in alcuni casi la consapevolezza è troppa e c’è chi scoppia a piangere). Tutti stanno alle pezze. Tutti, tranne uno. Il Nicolò Martinenghi di turno non conosce carico o scarico, non sa cosa significhi peggiorare una gara e non trova differenze tra il Campionato del Mondo e il trofeo Sputo nella piscina Schifo organizzato dalla società “ASD. Moritetutti”. E mentre tu esci in ginocchio e affranto dall’aver peggiorato 5 secondi nel tuo 50 rana lui esce direttamente dall’acqua con un carpiato atterrando sul blocco, contendo di aver stabilito il suo nuovo personale anche a questa gara.

 

I Luca e Paolo.

Si riconoscono subito, non appena mettono piede nella camera di chiamata. Sono amici da una vita e ad ogni gara sono nella stessa batteria. Per loro la camera di chiamata è un palcoscenico e non appena ne varcano la soglia si pongono al centro dell’attenzione come due comici, fregandosene altamente del fatto che di lì a pochi minuti dovranno portare a termine un 200 stile. Possono risultare irritanti a chi ha bisogno di silenzio e concentrazione ma a loro non frega niente. Sembrano brasiliani che palleggiano sulla spiaggia di Rio da quanto si divertono, e continuano a sorridere anche mentre fanno a gara a chi arriva ultimo mentre tutti gli altri hanno già toccato da 3 secondi; perché è vero che bisogna divertirsi, ma che cazzo un minimo pensateci a farla bene sta gara.

L’autolesionista.

Okay, diciamocelo, l’autolesionista è un po’ dentro tutti di noi. Qualunque nuotatore, un po’ indotto dalla tensione, pensa che schiaffeggiandosi i muscoli migliori la circolazione del sangue in essi e li renda più efficaci, ma in ogni batteria c’è sempre quello che esagera. E se due schiaffi più o meno forti sul petto e sulle braccia ce li tiriamo tutti prima della partenza, lui inizia a martoriarsi il corpo già dalla camera di chiamata con ceffoni che se lo vedesse McGregor lo sfiderebbe in un incontro di boxe solo per farsi distruggere di botte di nuovo. Ma l’autolesionista vero non accetterebbe mai, perché il proprio credo gli impone di praticare la massima violenza solo su se stesso prima del 50 stile, roba che quando arriva al blocco dopo dieci minuti a menarsi la pelle non appena il giudice dà l’ “a posto” sviene cascando in acqua, fallendo miseramente e disturbando il povero bagnino che pensava di guadagnarsi i suoi 30 euro della domenica senza dover fare un cazzo.

Il doppiogiochista.

Al doppiogiochista andrebbero date due cose: l’oscar per miglior attore protagonista prima, e dopo una raffica di ceffoni direttamente dalle mani dell’autolesionista, tale da metterlo in una condizione che l’oscar glielo devono portare nella stanza 12 del reparto Ortopedia dell’ospedale più vicino. Si presenta in camera di chiamata con due occhiaie da neomamma, carnagione pallida, voglia di gareggiare sotto lo zero. O così dice… la verità è che quando tocca l’acqua si trasforma nella versione super saiyan di Laszlo Cseh e te che gli sei accanto prendi le onde da lui formate come fossi su una tavola da surf a capo di Buona Speranza, annegando miseramente mentre lui va a vincere la batteria con un tempone inaspettato, da quello che diceva prima.

All’uscita dalla vasca ha la faccia tosta di raccontarti che nel riscaldamento si sentiva malissimo e non pensava di andare così bene, mentre tu lo guardi e, prima di accasciarti morente al suolo, gli lasci partire con gli ultimi brandelli di energia rimasti una cinquina in faccia tale da uccidere sia te che lui nello stesso momento.

 

Il Fagiano.

Non poteva mancare. In ogni camera di chiamata c’è il Supereroe, ma a differenza di tutte le altre tipologie elencate sopra il Fagiano rimane nascosto, celato nella penombra, lontano dagli occhi che lo vorrebbero sul trono a prendersi l’onore che merita; a lui non interessa la folla urlante e devota che lo idolatra ad alta voce. Interessa altro, qualcosa di più. Il Fagiano si riconosce solamente al Via, all’uscita di quella subacquea sparata al massimo come fosse un 25 e non un 200 delfino, e allora in tutta la vasca, sulle tribune e sul Piano, si sprigiona una magia vera, tutto passa in secondo piano, e ogni nuotatore che sta guardando quella gara in cuor suo sa che, comunque andrà a finire, il vincitore sarà lui. Anche se il passaggio al 100 dice 56, e il ritorno 1 16. Non importa. Il campione è lui, e al tocco, ultimissimo e moribondo tanto da chiedersi come farà mai a riprendersi, si meriterà tutti gli applausi dell’intera piscina.

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