Quella volta che Alexander Popov fu ridotto in fin di vita per un’anguria. 

Il titolo di questo articolo vi potrà aver fatto ridere, ma vi assicuriamo che è una storia vera.

È l’agosto del ’96. Da pochissimo Alexander Popov si è confermato ancora una volta il più forte e conosciuto nuotatore al mondo. Alle olimpiadi di Atlanta ’96, svoltesi appena tre settimane prima, si è andato a prendere la doppietta olimpica 50/100 stile per la seconda volta dopo le imprese di Barcellona ’92, mettendo in fila l’acerrimo rivale Gary Hall Jr. È la sua ultima consacrazione, la prova che un nuotatore con quell’attitudine alla vittoria non esiste nel panorama di quell’epoca.

Il 24 agosto Alexander sta passeggiando per le vie di Mosca con la fidanzata, la bella Daria Shemeleva, anche lei nuotatrice, quando lei intravede un uomo, ai bordi della strada, affiancato da un carretto con sopra decine di fette di anguria. Dato il caldo opprimente, inusuale nel clima russo, decidono di fermarsi e rinfrescarsi. Il venditore, un uomo di etnia azera, dà loro le due fette, quando scoppia la scintilla che dà il via a tutto.
Daria si volta verso il fidanzato e fa un commento poco apprezzabile sulla qualità dell’anguria.
L’uomo la sente e le risponde in modo ingiurioso, affiancato anche da altri due venditori ambulanti che si erano avvicinati, incuriositi dalle urla.
Popov si mette nel mezzo, ovviamente per difenderla, quando il venditore, con lo stesso coltello usato per tagliare le due fette che i ragazzi tengono in mano, gli si avventa contro.
Lo pugnala ripetute volte all’addome, la lama trapassa la carne, recide un arteria, di striscio ferisce un rene e danneggia la pleura, la membrana che ricopre i polmoni. Alexander, un uomo di 197 cm per 89 kili, crolla al suolo sanguinante. I tre venditori si danno alla fuga, Daria gli si inginocchia lacrimante accanto, incredula e disperata di ciò cui ha appena assistito.
Popov viene trasportato d’urgenza all’ospedale di Mosca, dove fortunatamente viene salvato dal pericolo di vita.
Per tre mesi non può toccare l’acqua, causa riabilitazione, ma in luglio ci sono gli Europei, dove è atteso per difendere i titoli, 50/100 stile, che nessuno mai è riuscito a togliergli da quando si presentò al mondo ad Atene ’91, come fare?

Dopo tre mesi inizia ad allenarsi tre volte alla settimana, poi piano piano, gradualmente, incrementa il carico di allenamenti.
Nel mondo nessuno sa se sarà in grado di partecipare o no agli Europei di Siviglia, ma nel cuore di tutti c’è il sospetto che anche riesca a partecipare, i 50 e i 100 stile avranno un altro padrone. Invece non va così.
Alexander si prende per la terza volta consecutiva il trono d’Europa sia nei 50 che nei 100 stile. È un’impresa epocale, superiore a qualsiasi vittoria olimpica. A settembre era sdraiato su un letto d’ospedale dopo essere stato accoltellato tanto da rischiare la vita, a luglio dell’anno successivo siede nuovamente sul trono d’Europa.
In un’intervista post gara risponde poi a tutte le domande su cosa sia successo quel 24 agosto e come abbia fatto a recuperare così velocemente con questa frase:

Il mio spirito non è stato ferito, il mio cervello non è stato ferito, solo il mio corpo.

E questa è, forse, la spiegazione razionale della sua grandezza e di quella che porta al successo ogni campione.

 

Articolo scritto da Gabriele Spera (IG: @littlebiggabe).

 

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