Dana Vollmer, ritorno alla seconda.

Cinque ori olimpici, quattro iridati, un record del mondo individuale e, in mezzo, un matrimonio e due figli.

Chiunque penserebbe di ritirarsi dopo questi successi, soprattutto dopo aver soffiato trenta candeline sulla torta. Chiunque, ma non Dana Vollmer. La prima donna a scendere sotto i 56″ nei 100 farfalla (ricordiamo la magica finale a Londra 2012, vinta in 55″98) si è imbarcata in un’altra sfida: ritornare ad allenarsi e a gareggiare in modo competitivo.

Un film già visto, per la campionessa statunitense: a marzo 2015 ha avuto il suo primo bambino, Arlen, e già un anno dopo era di nuovo in vasca per ritornare ad essere ancora una volta ai vertici del nuoto mondiale. A Rio 2016 ha ottenuto il bronzo nei suoi 100 farfalla, l’argento nella 4×100 stile e l’oro nella 4×100 mista: è passata così alla storia per essere la prima mamma-nuotatrice statunitense a vincere un oro internazionale.

Evidentemente, l’amore per il nuoto è talmente intenso che Dana non può resistere senza, e non lo testimonia solo il suo ritorno. Ad aprile ha nuotato i 50 stile in 27”59 incinta di sei mesi del suo secondo figlio e, per l’occasione, ha pure rivolto un piacevole “indovinello” agli spettatori: a seconda del sesso del nascituro, avrebbe indossato un costumone verde o rosa. Non è sorto nessun dubbio quando ha sfoggiato il suo TYR nero e verde: sarebbe stato un maschietto e infatti il 4 luglio è nato Ryker.

Agli inizi di gennaio ha annunciato il suo ritorno e il 14, a sei mesi dal parto, ha nuotato – durante una manifestazione in Texas – i 50 stile in 26”3 e i 50 farfalla in 27”5, prestazioni ovviamente lontane dai suoi record ma sono un buon punto di partenza, come dichiara lei stessa in un post su Instagram. “Sono pronta a ritornare perché so che il mio corpo può nuotare molto più velocemente di così” scrive inoltre.

Vedremo quali altri traguardi riuscirà a tagliare Dana, una delle nuotatrici più forti di sempre, che si è contraddistinta nel nuoto mondiale per il suo sorriso e la sua forza di volontà.

Articolo di Sofia Serravalle.

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