Alia Atkinson, pesce fuor d’acqua contro gli stereotipi.

“Il nuoto, per me, non è solo uno sport, ma una necessità.”
Queste sono le parole di Alia Atkinson che, ironicamente, è un pesce fuor d’acqua. E non in senso dispregiativo: lei è proprio un pesce fuor d’acqua in mezzo a tutti quei corridori e saltatori nella sua terra, la Giamaica, paese che, rispetto a tutti gli altri, ha forse la più salda tradizione della pratica dell’atletica leggera.

Alia Atkinson, dunque, si differenzia sicuramente per la scelta di praticare uno sport… inusuale, per una nazione come la sua. Ha iniziato a nuotare a tre anni perché, come dichiara lei stessa sul sito ufficiale della FINA, “Circa il 75% dei giamaicani non sa nuotare, quindi i miei genitori vollero ‘infrangere’ quello stereotipo e mi portarono in piscina per questo e per essere sicuri che i propri figli imparassero a nuotare.” Lei è stata l’unica dei suoi fratelli che ha continuato, e il nuoto è poi diventato “qualcosa da fare dopo la scuola.”

Qualcosa da fare dopo la scuola che, evidentemente, si è trasformato in qualcosa di più, qualcosa che l’ha resa un atleta di livello internazionale e che ha scolpito le sue imprese nella storia natatoria.
Infatti, a Doha 2014 Alia diventa la prima donna di colore a vincere un titolo mondiale nel nuoto, nei 100 rana – è stata ovviamente la prima medaglia d’oro della Giamaica a un campionato internazionale di nuoto. Tra i suoi successi figurano il record mondiale sempre nei 100 rana (1’02″36, vasca corta), condiviso con Ruta Meilutyte, un altro record del mondo nei 50 rana conseguito in Coppa del Mondo a Tokyo nel 2016 (28”64, vasca corta) e una medaglia di bronzo ai mondiali di Kazan nella vasca secca della rana (vinta con 30″11).

Non finisce qui, perché la classe ’88 continua ad allenarsi negli Stati Uniti, in Florida, nonostante l’infortunio alla spalla risalente a novembre scorso. Il suo prossimo obiettivo? I giochi del Commonwealth in aprile.

I genitori di Alia Atkinson, quando la portarono per la prima volta in piscina, vollero “infrangere quello stereotipo” che i giamaicani non sanno nuotare. Stereotipo che, negli anni, si è esteso a tutte le persone di colore che praticano nuoto.  
La presenza di persone di colore ai Meeting di alto livello consiste in una bassa percentuale ed esiste anche una spiegazione scientifica (che, detta in due parole, si basa sulla differente struttura ossea e muscolare) ma non bisogna farne uno stereotipo. Alla Atkinson lo dimostra, ma possiamo citare anche Mehdy Metella, velocista francese bronzo nei 100 stile libero a Budapest, e Simone Manuel, statunitense campionessa olimpica della gara regina che ha confermato la sua leadership ai Mondiali della scorsa estate. Per non parlare della vecchia scuola dell’eterno Cullen Jones, oro a Pechino 2008 nella staffetta a stile con i suoi compagni statunitensi (tra cui figura anche un certo Micheal Phelps) ed è il primo atleta afroamericano a detenere un record mondiale nel nuoto.
A testimonianza di tutto ciò questo stereotipo, che sfocia nel pregiudizio, necessita di essere completamente superato.

Alia Atkinson è un pesce fuor d’acqua, lì, in Giamaica. Ma in acqua, in piscina, nel suo habitat naturale, stupisce ogni volta con la sua nuotata vigorosa e la sua voglia di vincere.

Articolo di Sofia Serravalle. 

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