Pensieri di una matricola.

Toccare la piastra e realizzare. Esultare. Gioire.
Qualificarsi per i campionati italiani è già di per sé una conquista, soprattutto dopo mesi e mesi di sacrifici, ma quando si va sotto il tempo limite per la prima volta – quello stesso, ambizioso tempo limite che ti ha accompagnato durante gli allenamenti più massacranti e che ti ha spinto a non mollare fino all’ultima bracciata… è un’emozione che non ha prezzo.
Per non parlare di quando varchi la soglia dello Stadio del Nuoto di Riccione, che hai sempre visto solo nelle foto e a cui hai dato forma nella tua immaginazione, sognante, ascoltando i racconti dei tuoi compagni più grandi: una piscina dove i più forti d’Italia si sfidano in avvincenti battaglie natatorie, dove l’aria impregnata di cloro ha un profumo diverso, sa di adrenalina, determinazione e…
Okay, basta con i sentimentalismi e andiamo dritti ai retroscena: questi sono i VERI pensieri di una matricola!

I.
Oggi è il giorno della partenza! Sono molto emozionata! …Ah già, ma io abito nelle isole quindi ho un’ora e un quarto di volo e due di autobus per Riccione, ma fa nulla! … Ehm già, fa nulla.
In fondo, non ho continuato a fare ritmi-gara per niente, mentre tutti gli altri miei compagni facevano lavoro aerobico generale… Fa nulla!

II.
Non avevo di certo immaginato così, il mio primo giorno a Riccione: scritte su tutto il corpo, la stanza impregnata di odore di pennarello e bombolette spray, assurdi travestimenti che dovrò forzatamente indossare per andare in piscina.
I segni di pennarello non si leveranno così facilmente, e dovevano proprio disegnarmi ovunque?
La mia capigliatura è inguardabile: i capelli, crespi a causa delle bombolette, sono tinti di tre o quattro colori diversi; quasi mi conviene indossare una parrucca… Dannazione all’essere matricola e a quest’assurda tradizione!

III.
Lo Stadio del Nuoto è un’enorme piscina con due spogliatoi, un pontile e i manifesti dei campionati che vanno a ruba come fossero capi della nuova collezione scontati del 70%.
Non siamo le prime ad arrivare e infatti ci sono già numerose squadre che si stanno riscaldando ma, aspetta, c’è qualcosa di strano: c’è della piscina in queste persone.
Adesso entro… adesso entro… adesso entro… O devo necessariamente ricorrere a un tuffo a bomba sulla gente che nuota e non si ferma?
E sono più che sicura che quest’acqua sia 26 gradi… sotto lo zero.
Dove si prende il numero per fare un quindici metri cronometrato? Queste qui sono peggio di quei vecchietti che vogliono saltare la fila alla posta!
Oh wow, bella subacquea, sì. Anche quella tizia ha fatto una bella partenza. Quella in cuffia arancione nuota davvero bene… Ah già, dimenticavo di essere ai campionati italiani.

IV.
Credo ci sia più ossigeno sul tram che prendo per andare a scuola. Siamo sicuri sia una camera di chiamata? O la carenza di ossigeno mi sta dando alla testa? No, forse è il fatto che, allenatore e giudici a parte, sto gradualmente perdendo i contatti con gli individui di sesso maschile…
M’impegnerò il doppio per andare a Roma quest’estate!
Oh, mi stanno chiamando… Aspetta, mi stanno chiamando? L’inizio delle gare non era alle 16:30?
Eppure sono ancora le 16:15!
Non siamo in una camera di chiamata, siamo in un aeroporto: già che ci sono posso far vedere il mio tesserino a altri tre giudici, allo speaker e a quel genitore che sta aggiustando il treppiedi.
Una matricola terrorizzata si è seduta accanto a me, io le sorrido solidale.

Non c’è più tempo di scherzare: è tempo di gareggiare con i più forti d’Italia, e il mio nome verrà proiettato sul tabellone.
È arrivato il momento.

V.
La prima gara ai campionati italiani è così: o si migliora tantissimo… o si peggiora tantissimo.
Com’è andata la mia? Ehm… lascio giudicare voi.
Ora penso solo a ristorarmi, a mangiare come si deve, a rilassarmi e a godermi i rimanenti giorni di gare… Anche se i ghigni sui volti delle mie compagne di squadra non mi piacciono, e nemmeno l’espressione del mio allenatore mi convince appieno…



Non credo di aver capito.
Perché sono costretta a fare tutte quelle azioni crudelmente imbarazzanti – la cui più decorosa è quella di girare per i tavoli del ristorante facendo… anzi, no, vi risparmio pure questa parte – giustificate solo perché sono una matricola?
L’anno prossimo mi vendicherò!

 

Articolo di Sofia Serravalle.

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